ALIENA COMUNE

FEB 18 - APR 8 | 2021

Galleria Macca è lieta di presentare Aliena Comune, group show con Ruben Montini (Oristano, 1986), Irene Balia (Iglesias, 1985), Veronica Paretta (Cagliari, 1986) e Giusy Pirrotta (Reggio Calabria, 1982), e il testo critico di Efisio Carbone, Direttore Artistico del Museo MACC. 

La mostra sarà visitabile dal 18 febbraio al 8 aprile, ogni martedì, giovedì e venerdì dalle 18 alle 20, o su appuntamento. Nel rispetto delle disposizioni anti COVID-19, e per evitare assembramenti, l’ingresso sarà consentito ad un massimo di 6 persone per volta, ed è perciò fortemente consigliata la prenotazione a info@galleriamacca.com

 

 

ALIENA COMUNE

 

Se fossimo capaci di ascoltare il prossimo, scopriremmo di non essere poi così soli. Le esperienze di vita sono molto comuni, sono solo vissute diversamente, forse, meglio ancora, raccontate diversamente. 

 

Timori, pudori, fragilità ognuno ha i motivi suoi.

 

Ma oggi, solo per oggi, giusto per iniziare, alziamo le mani e dichiariamoci "fuori di proposito", dichiariamoci alieni.

 

Le nostre mani sono mani che pensano e cantano, coraggiose, solitarie nelle moltitudini, tra altre mani che si somigliano e che contano, scavano, raccolgono e si lavano nei pensieri sorgivi e paludosi. 

 

Oh dolci mani, mansuete e pure, canta Cavaradossi tenendo quelle insanguinate di Tosca che ha ucciso per amore di sé, per amore di lui, ha trovato il coraggio lei, tragica eroina, pronta all'atto estremo del suicidio.

 

 

MADRI

 

Nel “Vangelo Secondo Matteo”, Pasolini sceglie la sua per interpretare Maria che si addolora lungo il calvario del figlio, glielo uccideranno e lei lo sa; da molto tempo è pronta: lo sguardo malinconico che porta nell'umile cella di Fra Angelico mentre l'Angelo impietoso le svela le Scritture, ha raccolto già tutto. 

 

Dentro la tua grazia nasce la mia angoscia - scrive Pasolini, destinando la sua vita alla solitudine per il troppo amore verso la madre. 

 

Figlio, l'alma t'è uscita, figlio de la smarrita, figlio de la sparita... dov'è questa madre che piange il figlio nell'opera di Ruben Montini? Lontana lascia un corpo soffocato insieme a tante storie di morti solitarie di un mondo in pandemia. Montini esalta, con la sua poetica, la forza della tragedia senza tempo spingendo ai limiti la condizione di maternità sia essa vissuta o negata. Ma la riflessione, proiettandosi fuori di sé, coinvolge tre artiste che restituiscono una visione personalissima del tema regalandoci un caleidoscopico risultato in un allestimento corale dalla complessa regia.

 

 

MANI

 

Le mani, in Ruben Montini, raccontano, pregano, dicono oltre le bocche serrate, intrecciano amuleti sacri come i Nudeus sardi, reliquiari cuoriformi con frammenti di broccato benedetto e ritagli di preghiere per ottenere perdono oltre la morte; mani impietose che abbandonano un corpo straziato dove il marmo non è più carne tra le dita di una madre senza età. 

 

Perinde ac cadaver è il corpo rannicchiato di Veronica Paretta circoscritto in uno spazio al limite del corporeo, senza fiato, trasportato dai tumulti della vita. Il corpo resiste, il pensiero sopravvive, l'artista non cessa di pulsare; il frottage dona alle opere una matrice performativa, chiave di volta dell'intera composizione astratto-realistica. 

 

Mani e testa per una lettura apotropaica di Giusy Pirrotta, le sue ceramiche, cariche di simbologie, guardano ad un oriente familiare, un sud barocco illuminato dalla storia e dalla mitologia; l'abilità nel modellare e domare il fuoco racconta di botteghe straordinarie dove le mani passavano la loro esperienza di generazione in generazione. 

 

Irene Balia sotto le acque tempestose, trova nobile semplicità e quieta grandezza di winckelmaniana memoria, quanto serve per rappresentare un albero genealogico familiare tutto al femminile; decorazioni marine e impenetrabili rimandi a relazioni multi-livello rendono, per certi versi, l'opera contemplabile ma inaccessibile. 

 

[Efisio Carbone]

 

 

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BIO

 

Ruben Montini (Oristano, 1986; vive e lavora a Verona), spaziando dall’uso della performance dal vivo alla realizzazione di opere oggettuali per lo più tessili, il suo lavoro si caratterizza per un uso radicale del corpo e una continua messa in discussione del pensiero collettivo. L’aspetto più politico delle sue azioni si intreccia ai toni più romantici, a tratti nostalgici, degli arazzi che lui stesso realizza, riecheggiando la performance femminista da un lato e un fare più domestico dall’altro. Le sue riflessioni, che si concretizzano in azioni effimere e in tessuti carichi d’oro e tradizione, sono una testimonianza costante di “cosa significhi nascere froci in un mondo etero” (cit. L. Bernini). 
Il suo lavoro è stato esposto in numerose mostre internazionali, in istituzioni pubbliche e private. Tra le altre: Museum Arnhem, Olanda; Casino Luxembourg, Lussemburgo; Rupert, Vilnius; FdG Projects, Bruxelles; ATOPOS cvc, Atene; Villa Adriana, Tivoli; House of the Arts, Brno e Aleš South-Bohemian Gallery, Hluboká nad Vltavou, Repubblica Ceca; Fondazione MACC, Calasetta; MAN_Museo d’Arte Provincia di Nuoro; Museum Europäischer Kulturen, Berlino; Museum for Contemporary Art Ujazdowski Castle, Varsavia; Museo Ettore Fico, Torino; Oratoire du Louvre, Parigi. Nel 2019 è stato nominato per il XX Premio Cairo, Palazzo Reale, Milano. Recentemente ha fondato nella sua casa-studio sul Lago di Garda, CONFINO, un artist-run space che si prefigge di ospitare una programmazione interamente dedicata ai giovani artisti gay italiani o che vivano in Italia stabilmente. 

 

Irene Balia (Iglesias, 1985; vive e lavora a Milano), diplomata all’Accademia di Sassari nel 2009. Nel 2013 inaugura la sua prima personale, Hortus Conclusus, a Milano al Circoloquadro. Nello stesso anno è finalista al premio CO.CO.CO. Contemporary Contest Como, al Premio Michetti, e l’anno successivo al Premio Lissone. Nel 2017 realizza un murale presso la Cittadella degli Archivi di Milano. Nel 2019 partecipa alla collettiva “Un’altra primavera” presso il Castello di Oldofredi a cura di Casa Testori. Nel 2020 partecipa al Programma di Residenze Internazionali della Fondazione MACC di Calasetta, espone al Museo Nivola in occasione della collettiva “Back_Up |Giovane Arte in Sardegna”, e alla Galleria Macca a Cagliari. Ha fatto parte del progetto di Enzo Cannaviello “Nuova Pittura Italiana”. Le sue opere fanno parte di collezioni pubbliche e private, sia nazionali che internazionali. Nei suoi lavori ricrea un ambiente domestico, uno spazio di intimità statico e calmo, la sensazione di un attimo dilatato. I quadri si trasformano in fotogrammi, frammenti di una sfera personale che si allontanano dalla dimensione del presente diventando irraggiungibili. Tutto è ricomposto tramite geometrie e ricami. Non esiste una prospettiva spaziale ma solo una dimensione emotiva, un’atmosfera onirica e simbolica.

 

Veronica Paretta (Cagliari, 1986; vive e lavora a Cagliari), nel 2011 si diploma in Pittura all'Accademia di Belle Arti di Bologna, e al suo rientro in Sardegna espone la sua prima personale alla Galleria Capitol di Cagliari, una mostra antologica con opere eseguite dal 2005 al 2011. Nello stesso anno partecipa alla 54a edizione della Biennale di Venezia, Padiglione Italia nella Sala Nervi di Torino. Nel 2013 e nel 2016 ottiene due residenze d'artista presso il laboratorio d'incisione di Casa Falconieri a Cagliari e partecipa alla mostra "Geografie del Segno" al Museo Nivola, Orani. Continua la sua ricerca artistica mirata sia ai linguaggi pittorici che incisori. Nel 2016 espone una personale dal titolo "Esercizi di Disegno Libero"; Febbraio 2017 un'altra personale "Sublime Lineam" alla Galleria Macca di Cagliari, quest'ultima una mostra che ha riportato sia opere pittoriche che calcografiche. Tra il 2016 e il 2018 espone in diverse collettive in Sardegna; al salone del libro di Torino e ArtMadrid; è docente di laboratorio durante i corsi di incisione curati da Casa Falconieri svolti nelle scuole pubbliche e nei musei civici di Cagliari; partecipa alla mostra internazionale "On Paper" al Museo MACC di Calasetta. Nel 2019 la sua seconda personale alla Galleria Macca. Le sue opere si trovano in collezioni private e pubbliche sia in Italia che all’estero.

 

Giusy Pirrotta (Reggio Calabria, 1982; vive e lavora a Milano), il suo lavoro comprende l’uso di film, video, fotografia, ceramica, stampa su tessuto e carta da parati. Realizza istallazioni site-specific di carattere immersivo e oggetti scultorei prevalentemente in ceramica. Il suo lavoro esplora il limite tra arti visive, craft e design. Frequenta l’Accademia di Belle Arti di Firenze, si trasferisce a Londra dove vive per 8 anni e frequenta il Master of Fine Arts al Central Saint Martin College of Arts and Design, dove ha la possibilità di usare la pellicola come strumento per analizzare la materialità dell’immagine in movimento. È poi ricercatrice presso l’UCA University for the Creative Arts/University of Brighton con il progetto di dottorato “Moving Image and the Space around the Frame: Time-based Installations and Forms of Experience”. Recenti mostre collettive “Tree Time”, curata da Andrea Lerda, Muse Museo della scienza, Trento e Museo della Montagna, Torino; Il Complesso della mummia, curato a Matteo Pollini, Palazzo Monti, Brescia. Mostre personali “Taixunia”, Dimora Artica, Milano; “Between the Glimpse and the Gaze”, curata da Richard Hylton, James Hockey Galley, UCA Farnham, UK; “Seamlessness”, curata da Elena Forin, Galleria Massimo de Luca, Venezia. Vince il contest “Le stanze di Ferenc: Carta da parati e nuova progettualità”, per Villa d'Este, Tivoli, Roma. Finalista Premio Cairo, Palazzo Reale Milano, 2014. Vincitrice Premio Combat Prize, categoria video, 2013. Vincitrice del Red Mansion Art Prize, promosso da Red Mansion Art Foundation, residenza a Pechino per il Central Saint Martin College, 2012.