JANAINA MELLO LANDINI

Ciclotrama | May 25 - June 30 | 2017

Ciclotrama 89 (Aglomeração) - Photos Courtesy of Cristian Castelnuovo
Ciclotrama 89 (Aglomeração) - Photos Courtesy of Cristian Castelnuovo

Ciclotrama: un racconto sensibile di spazio e tempo

 

 

 

L'arte è sempre il risultato di una costrizione. Credere che si levi tanto più alta quanto più è libera
equivale a credere che ciò che trattiene l'aquilone dal salire sia la corda.
(André Gide)

 

 

 

La corda, protagonista dell'arte, cinge i fianchi dei santi nelle grandi pale d'altare, precipita, come unico oggetto reale, dalla Vergine Maria ascesa dopo la morte, per cadere nelle mani di San Tommaso come prova divina. E, ancora, sorregge la croce sulle pareti francescane di Assisi, lei così sottile, prima rappresentazione moderna di prospettiva in quel Giotto che cambia la lingua da greca a latina. Instancabile, tesse la Storia dell'Arte nei Codici leonardeschi come mezzo che trasmette la forza alle sue macchine visionarie, si attorciglia sulle colonne barocche, assiste a impiccagioni e rivoluzioni per divenire finalmente "oggetto d'arte" nel XX secolo, assistendo in prima linea all'emancipazione dell'arte. Nuovi materiali per nuovi pensieri, è una questione di comunicazione: Cubismo, Futurismo, Costruttivismo, Dadaismo, un salto nella modernità assoluta dei linguaggi dove il tessuto, in particolare, "riveste" grandissima importanza nelle arti performative, nel teatro, negli happenings. Ma è con le avanguardie del Dopoguerra che l'oggetto corda acquista un suo valore pregnante: intendiamo, in particolare, le correnti dell'Anti-form e dell'Arte Povera ossia quando la processualità diviene in sé opera d'arte che riveste importanza maggiore rispetto allo stesso risultato. L'opera, come esito di un procedimento istallativo, è un insieme di elementi fisico-tattili inseriti in un contesto, le cui proprietà spazio-temporali sono fondamentali per stabilire un rapporto tra opera e fruitore. Il sentire emotivo dell'artista traspare costantemente dalla materia plasmata, si percepisce l'assenza delle rigidità delle forme geometriche minimaliste, non è arte programmata, ma arte-azione, che vive il tempo come momento creativo irripetibile e in costante divenire. Dai tessuti di Robert Morris alle opere di Eva Hesse, dalla "Trappola" di Pino Pascali alle "Tensioni" di Giovanni Anselmo, passando per gli alberi di Penone, il concetto di forma plasmata si spoglia delle caratteristiche scultoree "classiche", per trovare, in particolare lungo un asse al femminile, espressioni affatto nuove scevre dalla retorica monumentale, indirizzate a un racconto intimo e personale che si focalizza sui materiali. Marisa Merz, Silvie Fleury, Rosemarie Trokkel, Louise Bourgeois, Magdalena Abakanowicz, Yayoi Kusama, affondano le loro mani nel mondo degli alienati; outsiders dell'arte, esse descrivono traumi, ferite, psicosi, cuciono per scandagliare la sofferenza, per sanare, ma anche per interpretare il pensiero come filo da estrarre da una matassa confusa. È il filo di Arianna che si dipana in mille percorsi dichiarando, in senso nietzschiano, l'assenza e l'impossibilità, da parte della parola, di raggiungere la verità. Annette Messager, Ghada Amer e Maria Lai, maestre della fiber art, pervengono ad altri risultati usando il ricamo come poesia visiva.

 

Janaina Mello Landini inserisce la sua opera nel solco di questa poetica variegata indagando i principi universali che regolano gli eco-sistemi. Nella serie "Ciclotrama", una ricerca che dura da ormai da più di sette anni, la carica metaforica è altissima.

 

È indubbio che uno dei temi principali della serie sia il Tempo: Ma il tempo è troppo vasto, non si lascia riempire. Tutto ciò che uno vi getta s'ammollisce e si stira. Per esempio questo gesto della mano rossa, che raccoglie le carte incespicando, è fiacco. Bisognerebbe scucirlo e tagliarlo dentro, racconta Sartre riferendosi a un banale gioco di carte; eppure Janaina sembra proprio scucire il tempo dall'interno, dipanando, come in infiniti rigoli, i fili di un'unica corda in costanti biforcazioni, fino a raggiungere l'indivisibile sottilissimo ultimo appiglio che tutto regge e pone in equilibrio. Un susseguirsi di potenza e atto di aristotelica memoria secondo un processo a ritroso che de-struttura l'oggetto, evidenziando un respiro vitale. Tempo ciclico e tempo progressivo, uno legato alla natura, l'altro all'uomo: in Ciclotrama 16 (2014) Janaina sembra interpretare il "memento mori" delle nature morte barocche inserendo una mela che marcisce tra fili variopinti che sembrano tentare di proteggerla e salvarla dall'inevitabile. Ciclotrama è anche custode di memoria quando i fili si arrampicano come edera su piccoli oggetti. Forse il tempo, come sostiene José Saramago, non è una corda che si può misurare a nodi, ma una superficie obliqua e oscillante che solo la memoria riesce a far muovere e avvicinare, certo è che Janaina è riuscita con i suoi lavori a descrivere il rapporto tra spazio e tempo meglio di un'equazione matematica, inserendo la variabile emozionale che scioglie calcoli e numeri aurei in struggente poesia.

 

In questo suo essere arte, natura, pensiero, la ricerca di Janaina Mello Landini si pone tra le più interessanti, riconosciute e apprezzate a livello internazionale. Un'altra felice proposta della Galleria Macca, che si conferma sempre più come punto di riferimento dell'arte contemporanea dell'Isola, muovendo ponti tra continenti.

 

Efisio Carbone

 





BIO

Nata a São Gotardo, Minas Gerais (1974) Brasile, Janaina Mello Landini vive e lavora a São Paulo. Approfonditi studi di architettura, fisica e matematica, con particolare riferimento alla dimensione del tempo, emergono nella produzione dell'artista come costanti della sua poetica, dandoci una personalissima visione del mondo. Il suo lavoro varia in dimensioni e contesti: dalle piccole forme agli interventi site-specific in spazi pubblici. Negli ultimi cinque anni ha esposto il suo lavoro in mostre ed esposizioni in Brasile, America Latina ed Europa, nel 2016 al Palais de Tokyo a Parigi, e fino al 24/09/2017 una sua installazione site-spefic e' in mostra alla Rijswijk Textile Biennial in Olanda. Il lavoro di Janaina Mello Landini fa parte di diverse collezioni private e istituzionali.

Ciclotrama: a thoughtful story of Space and Time

 

 

Art is always the result of constraint. To believe that it rises higher as it becomes 
freer is to believe that what keeps the kite from rising is its string. (André Gide)

 

 

The rope - an essential object in Art History - covers the Saints’ hips painted on the altarpieces, the only divine symbol important in the Virgin Mary’s Assumption into Heaven, it falls into Saint Thomas’ hands as a divine proof. Furthermore, it holds the cross on Assisi’s Franciscan walls, so thin yet Giotto’s first modern perspective tool. Tireless, it weaves Art History in the Da Vinci’s Codes as a mean that gives strength to his visionary machines, it covers baroque columns, it watches over hangings and revolutions to become – finally – “objet d’Art” in the 20th Century, witnessing the emancipation of Art. New materials for new ideas, it is a matter of communications: Cubism, Futurism, Constructivism, Dadaism, a jump into the absolute modernity of languages where fabric, in particular, plays an important role in the performing arts, theatre, happenings. Though, after WW2, it is with the vanguard movement that the rope really starts to be considered as an “object”; in particular, with the Anti-Form movement and Arte Povera, which is when the study of processes becomes work of art instead of its result. The work of art, or - rather - the installation, is an ensemble of physical-tactile elements and its space-time characteristic is essential to establish a relationship between the work of art and the viewer. The artist’s feelings emerge from the molded object, the absence of minimalist geometric forms’ rigidity is clear, it is not programmed art but “action-art” that considers Time an unrepeatable - and constantly changing - creative moment. From Robert Morris’ textiles to Eva Hesse, from Pino Pascali’s “Trap” to Giovanni Anselmo’s “Tensions”, through Penone’s trees, the concept of molded form is stripped off of its “classical” sculptural connotation, to find, in particular in the work of female artists, new forms of expression far away from the monumental rhetoric, focused on a more personal and intimate research using “untraditional” materials. Marisa Merz, Silvie Fleury, Rosemarie Trokkel, Louise Bourgeois, Magdalena Abakanowicz, Yayoi Kusama, they all focused on alienated subjects; outsiders of the Art world, they described traumas, wounds, psychosis, they sew to fathom the sorrows, to heal, but also to interpret the Thought as if it was a single  thread in a messy bundle. It is the Ariadne’s thread which follows different paths revealing - as Nietzsche would assume  - absence and impossibility, for words to find the truth. Annette Messager, Ghada Amer and Maria Lai, major representatives of fiber-art, get to similar results by using weaving as visual poetry.

 

Janaina Mello Landini’s work fits in this variegated poetry, investigating on the universal principles that regulate the eco-systems. In her ongoing series “Ciclotrama”, the metaphoric burden is impressive.

 

It goes without saying that Time here is essential: But time is too large, it cannot be filled up. Everything you plunge into it is stretched and disintegrated, wrote Sartre. However Janaina seems to “unstitch” Time from its inside, unraveling the threads of the same rope in constant bifurcations, until the last indivisible stage is reached, a point that holds everything together in perfect equilibrium. Cyclic Time and progressive Time, one connected with Nature, one with Manhood: in Ciclotrama 16 (2014) Janaina seems to perfectly interpret the baroque still-lives’ “memento mori”, like if she tried to place a rotten apple in the middle of the threads that are there to protect it and save it from the inevitable destiny. Ciclotrama is also a memory guardian, when the threads climb on top of small object, like an ivy. Perhaps Time, as Saramago wrote, is not a rope that can be measured knot by knot; Time is an oblique and undulating surface which only memory can call forth and approach. But in her work Janaina managed to describe the relationship between Time and Space better than a math equation, including the emotional variable that loosens the cold calculation and transforms it into poetry.

 

Being at the same time Art, Nature, Thought, Janaina Mello Landini’s research is most interesting, recognisable and internationally acclaimed. Presented by Galleria Macca, once again a landmark for Contemporary Art in Sardinia, building bridges between continents.

 

Efisio Carbone




BIO

Born in São Gotardo, Brazil (1974), Janaina Mello Landini lives and works in São Paulo. She graduated in Architecture and studied physics and maths, with an emphasis on the dimension of Time, her body of works reflecting it in its personal and poetic vision of the World. Her work varies in dimensions and contexts: from the smaller sizes canvases to bigger site-specifics in public spaces. In the last seven years her work has been exhibited in Brazil, Latin America, Europe, in 2016 at Palais de Tokyo in Paris. A site-specific installation is now on view at the Rijswijk Textile Biennial, in Holland, until September 24th 2017. Janaina Mello Landini’s work is part of important private and institutional collections.

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