MARIA CHIARA BACCANELLI

HIBRIDACIONES

La mostra dei lavori pittorici e fotografici di Maria Chiara Baccanelli (eccezionalmente ospitata alla Galleria MACCA di Cagliari che ringraziamo) suggella il termine di una sua lunga residenza di circa due mesi dell'artista a Calasetta. Dopo l'esperienza di Pauilina Herrera Letelier e Francesca Romana Motzo che sul filo della sinestesia hanno raccontato la pietra protagonista dell'isola di Sant'Antioco, dopo la residenza di Marlon di Azambuja e Juliana Martinez impegnati a ricercare sorprendenti contatti tra territori lontanissimi, Maria Chiara Baccanelli, pittrice, usa il colore e la poetica dell'immaginazione. Nell'incanto di una pittura fiabesca quasi da  Der Blaue Reiter il suo sguardo si posa al confine tra il naturale e l'artificiale alla ricerca delle forme primarie cezanniane che fondano nelle geometrie dei solidi un linguaggio universale coloratissimo che tutto lega e rende indistinguibile. Questo suo universo Maria Chiara Baccanelli lo lascia fecondare da un territorio ricchissimo di ibridazioni dovute alla storia, alla posizione geografica, alla popolazione di quest'isola nell'isola crocevia del mediterraneo.

L'articolato programma di azioni sul territorio della Fondazione MACC ha previsto la progettazione di un calendario di residenze internazionali a cura di Claude Corongiu. Gli artisti, quasi tutti giovani ma dal curriculum già notevolmente delineato, soggiornano a Calasetta soprattutto nei mesi invernali, attivando collaborazioni e reti di conoscenze con la comunità. Il tema delle residenze è di grande attualità, la comunità calasettana ha già avuto esperienze brillanti attivate dal museo negli anni passati. Gli artisti vivono la loro esperienza per un periodo che va dalle due settimane ai due mesi, al termine del quale possono, ma senza obbligo, presentare una mostra finale dei lavori creati durante le residenze, oppure raccontare in un incontro pubblico la loro esperienza di residenza. 

 

Efisio Carbone, direttore Museo MACC

TESTO CRITICO

L’importanza di un dialogo tra natura e architettura risulta fondamentale in questo periodo storico caratterizzato dal dominio dell’uomo sul naturale. L’arte può, e deve, farsi portavoce di un messaggio salvifico e ammonitorio per fermare la cementificazione delle specie considerate erroneamente ‘non-viventi’. La forma naturale e i legami con il territorio guidano le opere fotografiche e pittoriche di Maria Chiara Baccanelli nel suo atto artistico, riflettendo su come il territorio cambi e le relazioni che avvengono in esso. Una riflessione che impone la dichiarazione di presa visione del nesso tra l’incrementata frequenza, a partire dagli anni Cinquanta, di quelli che vengono definiti disastri naturali e la colpa dell’uomo: l’incuria per l’ecosistema e l’inconsistenza della soluzione proposta, mantra superficiale di salvifica ecologia. La sensibilità dell’artista ha saputo cogliere questa distonia e, attraverso percorsi diversi, le opere pongono all’attenzione di tutti la volontà di tornare al concetto espresso da M. Merleau-Ponty “La natura è il primordiale, cioè il non-costruito, il non-istituito; da qui l’idea di un’eternità della natura, di una solidità”. Attraverso gli scatti fotografici l’artista Maria Chiara Baccanelli ci dà una visione delle possibili interrelazioni tra individui e società, e attraverso la modulazione dei colori vuole mettere in luce, o in ombra, una decostruzione della tecnica dell’umano attraverso l’esperienza diretta della percezione. I colori della tavolozza di Maria Chiara Baccanelli, vibranti e saturi, vogliono essere loro a trasmetterci questi messaggi, attingendo dalla vasta gamma cromatica che il territorio propone utilizzandoli sapientemente nella tela rimandando anche a specificità del territorio sardo. I colori e le geometrie creano un ritmo che anima le tele, cullando l’osservatore in un viaggio, spirituale e intimo, proposto dall’artista attraverso tutto ciò che è naturale. Il paesaggio, risultato di un’incessante interazione tra opere dell’uomo ed evoluzione spontanea dell’ambiente naturale, non è solo permeato dai segni della stratificazione storica, ma costituisce una importante possibilità, che coinvolge una grande diversità di fenomeni, configurazioni, qualità e valori dell’intero territorio che, come afferma Beguin François, è “un patrimonio di immagini condivise che può fondere una identità omogenea”.

Emanuele Tira